Il 4-3-2-1, l’albero di Natale di mr. Ancelotti

Carlo Ancelotti è uno degli allenatori migliori in circolazione con un palmarès da paura. Infatti da allenatore ha vinto 3 Champions League, 3 Supercoppa Uefa, 2 Mondiali per club, 1 Coppa Intertoto, 1 Campionato Italiano, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana, 1 Campionato inglese, 1 FA Cup, 1 Community Shield, 1 Campionato francese, 1 Coppa di Spagna, 1 Campionato tedesco, 2 supercoppa tedesca. Ancelotti prima di diventare un allenatore così vincente è stato un centrocampista di ottimo livello. Da giocatore è stato perno della Roma, con la quale si ricorda soprattutto la vittoria dello scudetto 1982-1983, e del Milan di Sacchi. Il mister reggiano deve molto a Sacchi non solo come giocatore ma anche come allenatore, poiché la sua prima esperienza in panchina è stata quella di vice allenatore della nazionale italiana affianco proprio di Arrigo Sacchi.

Dopo la parentesi di vice in nazionale passa alla Reggiana in Serie C, poi al Parma, alla Juventus e infine al Milan. Proprio al Milan, squadra che gli ha permesso di vincere trofei prestigiosi a livello internazionale, ha espresso un calcio ad altissimo livello con il suo 4-3-2-1, passo agli annali come “Albero di Natale all’Ancelotti”.

Il 4-3-2-1

L’albero di Natale di Ancelotti nasce con lo scopo di andare a valorizzare i tanti campioni a disposizione e di schierarli tutti contemporaneamente anche se con la stessa posizione e con lo stesso ruolo. Inoltre, il compito di Ancelotti era quello di far vincere la squadra esprimendo un gioco positivo e tecnicamente qualitativo, cose molto care al presidente Berlusconi. Attraverso riflessioni tattiche nacque un modulo che prevedeva:

  • 4 giocatori nella linea difensiva;
  • 3 centrocampisti (con un vertice basso dal calibro di Pirlo e due mediani);
  • 2 mezzali 0 trequartisti;
  • 1 punta centrale.

Questo modulo manteneva un equilibrio tattico e ha permesso ad Ancelotti di schierare contemporaneamente ben cinque giocatori offensivi. Il 4-3-2-1 di Ancelotti è un modulo basato più sul posizionamento che sul movimento dei giocatori. In questo sistema di gioco è più importante avere una buona disposizione sul terreno di gioco, naturalmente non statica, per ottenere uno sviluppo efficace del sistema. Un sistema di gioco che non era statico, infatti l’allenatore reggiano ha sempre adattato questo sistema di gioco in base ai giocatori a disposizione, ad esempio un primo albero di Natale era composto da Rivaldo e Rui Costa nella posizione di trequartisti, mentre, dopo l’arrivo di Kakà, in questo ruolo hanno giocato lui e Seedorf.

(Formazione tipica del Milan della
stagione 2006-2007, anno della settima
Champions League del club)

La fase offensiva

Una delle caratteristiche fondamentali di questo sistema di gioco è quella di poter creare situazioni di gioco in tutte e quattro le linee. Con questo modulo c’è sempre la possibilità di costruire dei triangoli sugli esterni. Questi scambi tra terzino, centrocampista e trequartista permettono di avere delle combinazioni semplici ed efficaci soprattutto se abbinati a cambi di posizione tra i giocatori, andando così ad aumentare il tasso di imprevedibilità. C’è una grossa concentrazione di giocatori nella parte centrale del campo e quindi un maggior controllo del possesso palla e del palleggio. Lo sviluppo della fase offensiva sulle fasce è quasi esclusivamente svolta dai terzini che dovevano essere per questo molto dinamici e duttili. Poiché in una stessa azione dovevano andare sia a spingere che a coprire. A turno uno dei due trequartisti deve andare andare ad attaccare la profondità dietro il terzino avversario in modo tale da portarsi l’uomo. Il loro compito principale quindi era quello di attirare su di se il terzino avversario lasciando spazio al proprio terzino che sarà coperto da un difensore centrale avversario. Il movimento del centrale difensivo avversario libera spazio nella zona centrale della difesa a favore del centravanti e dell’altro trequartista che si inserirà.

La fase difensiva

Il problema di questo modulo è quello di coprire le zone laterali visto la presenza di un solo esterno. Quindi il terzino avversario che attacca deve essere controllato dal centrocampista esterno mentre l’esterno d’attacco sarà coperto dal terzino. Fondamentali sono proprio gli esterni di centrocampo, poiché se i terzini spingono molto sarà loro il compito di coprire la zona laterale del campo. Lo spostamento dei centrocampisti laterali crea un buco a centrocampo che sarà coperto dai trequartisti che dovranno arretrare e controllare i centrocampisti avversari. Si passa dunque a un 4-5-1. Questo permette, dopo aver recuperato palla, di avere l’attaccante pronto per un controattacco rapido, il contropiede. Se invece i due terzini sono in linea con la difesa e si vuole fare un pressing alto, i due trequartisti andranno sui terzini avversari e i centrocampisti si stringeranno. Questo permette che una volta superato il centrocampo, il terzino avversario è preso in consegna dal centrocampista laterale in modo tale che il trequartista non sia esposto a un eccessivo lavoro di rincorsa e in modo tale da essere libero per un’eventuale ripartenza. Ai ha così un 4-3-3 in linea, difensivo.

L’imprevedibilità di questo sistema è dato dal fatto che i giocatori si possono cambiare le posizioni. In particolare, può essere che il regista per liberarsi dalla pressione si scambi la posizione con uno dei centrocampisti laterali che si trova dalla parte opposta alla palla.

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