Il core

Il core è un box cilindrico composto dai muscoli addominali anteriormente, glutei e paraspinali posteriormente, diaframma come parte superiore e pavimento pelvico/articolazione dell’anca come base inferiore.

Corsetto muscolare che lavora come un’unità per stabilizzare il corpo e la colonna vertebrale in presenza o assenza di movimenti degli arti, fungendo da “centro” delle catene cinetiche funzionali (la traduzione letteraria di “core” è infatti “centro”) e consentendo il collegamento reciproco tra tratto assiale e tratti appendicolari.

Akuthota

L’attività muscolare del core va intesa come un’integrazione pre-programmata tra muscoli locali (mono-articolari) e muscoli globali (multi-articolari), con l’obiettivo di provvedere alla stabilità e produrre movimento. Il risultato finale è un’attivazione prossimo-distale che, grazie a momenti interattivi sincroni, muove e protegge le articolazioni distali.

Ogni movimento è core-dipendente ed ha quindi un’alta correlazione con il corretto funzionamento del nucleo stabilizzatore centrale e delle piattaforme di stabilità periferiche.

Il core rappresenta un’unità funzionale integra. Le catene cinetiche del corpo operano sinergicamente per produrre forze, ridurre forze e stabilizzare dinamicamente in risposta a forze anormali.

In uno stato di efficienza ottimale il core consente di:

  • distribuire armonicamente i carichi corporei prossimali e distali;
  • assorbire le forze agenti nel complesso lombo-pelvico;
  • trasferire le forze tra tratto assile e tratti appendicolari.

Il core può essere distinto in core stability e in core strenght. Il core stability è la capacità della muscolatura del core di mantenere una adeguata stabilità funzionale intorno al rachide lombare, mentre il core strenght è la capacità della muscolatura di produrre potenza attraverso la forza contrattile e la pressione intra-addominale. Core stability più core strenght danno vita al core ability. Il core ability è l’abilità di controllare la posizione e il movimento del tronco sopra il bacino, per permettere un ottimale produzione, trasferimento e controllo di forze e movimento ai segmenti distali in attività atletiche integrate.

TENNIS: ELISIR DI LUNGA VITA

I benefici sulla salute derivati dalla combinazione dell’attività fisica aerobica e quella anaerobica hanno spinto i ricercatori a valutare se anche alcuni sport possono determinare benefici generali e specifici per la salute. Una particolare attenzione è stata rivolta la tennis.

Il tennis è uno sport ideale per aumentare i livelli di attività fisica e per migliorare la salute della popolazione, visto che viene praticato fino a tarda età.

In questo articolo è riportato una revisione degli studi che hanno valutato tutti i benefici della pratica del tennis sulla salute in generale, sulla riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare e sulla prevenzione delle malattie collegate alla vita sedentaria.

Un incontro di tennis può durare da 30 minuti ad alcune ore e, nel corso della partita, un tennista può percorrere da 5 km a 11 km, con una durata media di ogni punto che varia da 3 ai 7 secondi. Durante un incontro singolo, la frequenza cardiaca varia da 141 a 182 battiti al minuto. Per quanto riguarda il dispendio energetico, il doppio di tennis determina il consumo di 5-6 MET, cioè un dispendio energetico di 5-6 volte maggiore a quello di una persona a riposo. Il singolo invece determina un consumo di circa 8 MET che corrisponde a un consumo di energia dalle 580 alle 870 calorie all’ora. Tale consumo pone il tennis tra i cinque sport che bruciano più calorie in assoluto.

Il gioco del tennis brucia il grasso e migliora il fitness cardiovascolare. I giocatori di tennis dispongono, potenzialmente, di livelli di fitness migliori dei controlli sani di pari età e dello stesso sesso. A conferma di ciò, uno studio ha testimoniato la presenza di un livello di resistenza cardiovascolare in giocatori di tennis dai 7 ai 12 anni superiore rispetto ai partecipanti sportivi occasionali di pari età. Il tennis,a causa della natura di come vengono giocati i punti ( interval traning), porti la frequenza cardiaca nella cosiddetta zona brucia grasso. Inoltre, poiché l’intensità del tennis può arrivare ad essere molto elevata, è stato ipotizzato che esso determinerebbe un incremento del consumo di grasso corporeo anche dopo la fine dell’incontro.

Il tenni s incrementa la forza muscolare e migliora la capacità fisica. La brevità dei punti, caratterizzati da rapide e improvvise accelerazioni, stimola, infatti, l’attivazione del sistema anaerobico che utilizza l’energia del glicogeno muscolare. Le continue ripetizioni di questi movimenti determinano un adattamento corporeo con l’incremento della massa muscolare e il miglioramento della funzione cardio-polmonare.

Inoltre, il tennis, migliora la capacità di accelerazione da una posizione ferma fino alla velocità massima. In ogni punto giocato,il tennista compie un movimento esplosivo costante e ripetitivo caratterizzato dalla sequenza esplosione- scatto – recupero: il che produce non solo un aumento della forza e della potenza muscolare, ma anche della capacità di accelerare. Il tennista, grazie ai continui movimenti di start and stop, migliora la forza muscolare nelle gambe. Il tennis migliora perfino la coordinazione e la propriocezione perché richiede un’integrazione del network mente-corpo. Il tennista, infatti, si muove in modo costante per rientrare in posizione dopo aver risposto al colpo dell’avversario e deve leggere i movimenti dell’antagonista per prepararsi a rispondere al colpo successivo.

Il tennis apporta dei benefici fondamentali sia mentali che psicologici agli individui di tutte le età. Questi vanno dalla fiducia in se stessi fino alla riduzione dello stress e al mantenimento delle abilità cognitive negli adulti. Il tennis è uno sport per tutte le età fortemente consigliato per il raggiungimento si uno stile di vita sano e, al tempo stesso, divertente.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

TUTTO TENNISRodolfo Lisi – Edizioni DrawUp

La periodizzazione e programmazione dell’allenamento

Programmare l’allenamento in tutte le sue sfaccettature è essenziale e necessario per far esprimere nel momento giusto il picco di prestazione del nostro atleta.

La periodizzazione è la suddivisione del programma di allenamento, in periodi di allenamento sequenziali e specificamente focalizzati agli obiettivi prefissati. Difatti, attraverso la periodizzazione si va a preparare gli atleti ad esprime il proprio picco prestativo in determinati periodi della stagione.

Esistono diversi tipi di periodizzazione come quella tradizionale e quella a blocchi, ma nonostante tutto ciò ogni tipo di programmazione si basa sul fatto che, a inizio stagione, prima di tutto bisogna andare a prediligere degli allenamenti concentrati soprattutto sul volume e poi, con il procedere della stagione, andare ad effettuare lavori dove l’intensità sarà maggiore del volume. Tutto questo fino ad arrivare ad allenarsi a un ritmo di gara o di partita.

Nella programmazione riconosciamo 3 periodi fondamentali, che sono:

  • il macrociclo, periodo di lavoro annuale;
  • il mesociclo, periodo di lavoro che va dalle 6 alle 4 settimane;
  • il microciclo, periodo di lavoro che va dai 3 ai 6 giorni.

Quindi per avere un’ottima preparazione sportiva per la competizione, bisogna andare a programmare nei minimi dettagli ognuno di questi 3 singoli periodi.

A mio avviso, un ruolo importantissimo lo ricopre la programmazione del microciclo, poiché deve essere strutturato in modo tale che gli obiettivi delle singole sedute, vengano proposti nei giorni durante i quali vi è una condizione psico-fisica ideale per innalzare tali qualità.

Per un allenatore dilettante è molto difficile andare a programmare un microciclo che vada a racchiudere in esso tutte le capacità necessarie per affrontare al meglio la competizione. Per questo motivo, in seguito vi illustro come dovrebbe essere strutturata una settimana di allenamento, sui 3 giorni, per una squadra sportiva dilettante.

LunedìMercoledìVenerdìSabato
Recupero posturale/forza/ potenza aerobicaLavoro tecnico tattico/ potenza anaerobica alattacidaRapidità/psicocinetica/ mobilità articolare Gara

Lunedì
4:00 pm – 8:00 pm
Martedì
Chiuso
Mercoledì
4:00 pm – 8:00 pm
Giovedì
Chiuso
Venerdì
4:00 pm – 8:00 pm
Sabato
Chiuso
Domenica
Chiuso

DISORDINI NUTRIZIONALI

Un corretto apporto nutrizionale è estremamente importante affinché l’organismo mantenga la sua omeostasi. Una dieta equilibrata dovrebbe garantire un adeguato apporto di energia, proteine, glucidi, lipidi, vitamine e minerali. Tuttavia sono frequenti alterazioni qualitative o quantitative della dieta.

ALTERAZIONI QUALITATIVE | Le vitamine sono composti organici necessari, in piccole quantità, per il normale metabolismo. Sono sostanze essenziali, che devono essere assunte con la dieta. Si distinguono in vitamine idrosolubili e liposolubili. Se l’apporto non è sufficiente si parla di ipovitaminosi, che possono essere causate da:

  • deficit nutrizionale
  • non corretta conservazione o cottura dei cibi
  • malassorbimento intestinale
  • farmaci

ALTERAZIONI QUANTITATIVE: IL PROBLEMA DELLE CALORIE | Il peso corporeo è il risultato di un delicato equilibrio tra apporto calorico tramite la dieta e consumo energetico. Una parte di questo consumo energetico è fisso e serve per il metabolismo basale; un’altra parte è variabile perché dipende dall’attività fisica.

L’obesità è una condizione caratterizzata da eccessivo aumento del peso per abnorme accumulo di tessuto adiposo. Si distinguono due forme di obesità: l’obesità essenziale o primaria e l’obesità secondaria. L’obesità essenziale rappresenta il disordine nutrizionale più frequente nei paesi industrializzati ed è il risultato di un eccesso di apporto calorico rispetto al consumo di energia. Ha un’eziologia multifattoriale: è il risultato della combinazione di fattori ambientali e varianti genetiche a carico di geni che regolano il dispendio/deposito energetico e la sensazione di fame/sazietà.

La dieta ipercalorica frequentemente associata a vita sedentaria fa immagazzinare l’eccesso calorico sotto forma di trigliceridi nel tessuto adiposo. L’obesità può essere secondaria ad alcuni disturbi endocrini, all’assunzione di certi farmaci, a disturbi psichici.

In base alla localizzazione del tessuto adiposo, si parla di:

  • obesità centrale: il tessuto adiposo è localizzato soprattutto nella regione addominale, toracica e dorsale;
  • obesità periferica: l’accumulo di grasso interessa la metà inferiore dell’addome, i glutei e le cosce.

L’obesità, soprattutto quella centrale, predispone a numerose patologie: ipertensione, aterosclerosi e malattie cardiovascolari. Nell’obeso sono frequenti le apnee notturne e le artropatie degenerative.

MALNUTRIZIONE | La malnutrizione può essere:

  • primaria: a causa di un insufficiente apporto dietetico principalmente per ragione socioeconomiche;
  • secondarie: il cibo è disponibile ma non può essere ingerito, assorbito o metabolizzato adeguatamente. Questo accade nell’anoressia, nelle ostruzioni del tratto digerente. Anche l’alcolismo causa malnutrizione.

Clinicamente, la malnutrizione grave, primaria o secondaria, si manifesta in due forme:

  • il marasma: la dieta è marcatamente ipocalorica; la temperatura corporea è bassa e sono frequenti le infezioni;
  • il kwashiorkor, o malnutrizione calorico-proteica, diffuso soprattutto in Africa: è causato da una riduzione di più del 50% del fabbisogno proteico derivante dalla dieta.

L’anoressia nervosa e la bulimia sono gravi turbe del comportamento alimentare su base psichiatrica, più frequenti nelle giovani donne. Mentre il soggetto anoressico è marcatamente sottopeso, il peso dei bulimici è usualmente nella norma. L’anoressia nervosa è la conseguenza di una distorta percezione della propria immagine e di conseguenza il paziente riduce l’apporto calorico ed effettua un’intensa attività fisica. La bulimia nervosa è caratterizzata da episodi ricorrenti di assunzione compulsiva di grandi quantità di cibo, seguita dall’induzione volontaria del vomito. Il peso corporeo rimane nella norma, ma il vomito ripetuto può causare alterazioni dell’equilibrio acido base e, nei casi più gravi, lacerazioni o rotture dell’esofago.

VO2 max

Rappresenta il gold standard per la
valutazione della forma cardiorespiratoria
ed è la massima quantità di ossigeno che
può essere utilizzata a livello muscolare
durante un’attività fisica massimale.

Cos’è?

Il VO2 max è quel valore di consumo di ossigeno che si raggiunge al picco durante un esercizio massimale nonostante un incremento del carico di lavoro.

Negli anni è stato osservato che vi è una grande variabilità tra i soggetti nel raggiungimento del plateau di VO2 durante un test incrementale. Specialmente i ragazzi gli anziani e i soggetti decondizionati non riescono a raggiungere il plateau di VO2.

Il VO2 max può essere espresso in 2 modi:
VO2max assoluto espresso in L . min-1 o mL.min-1 (misurato sulla gittata cardiaca) e fornisce l’indicazione della massima capacità aerobica.
VO2max relativo espresso in mL.kg-1.min-1 (misurato sulla massa corporea) ed è l’indicatore più usato per classificare la massima capacità aerobica individuale o confrontare i livelli di
fitness di individui che differiscono per il peso corporeo.

  • FATTORI CHE INFLUENZANO IL VO2 MAX
  • Tipo di esercizio – Le variazioni nel VO2max con le differenti forme di esercizio generalmente riflettono le variazioni nella quantità di muscolatura scheletrica coinvolta.
  • Ereditarietà – In generale dalle ricerche condotte si stima che gli effetti genetici incidono per circa il 20-30% e per il VO2max.
  • Stato iniziale della forma cardiorespiratoria – I miglioramenti nella VO2max dipendono dalla condizione fisica al momento del test.
  • Genere – Le donne raggiungono dei risultati nel VO2max in media del 15-30% inferiori rispetto agli uomini.
  • Taglia e composizione corporea -Le differenze relative alla superficie, alla FM e alla FFM corporea possono incidere notevolmente sui valori del VO2max.
  • Età – L’età rappresenta un fattore determinante per quella che è la HR, conseguentemente risulta molto importante anche nell’influenzare il VO2max.

Valutazioni e test per il VO2max

Valutazione diretta
Le differenze relative alla superficie, alla FM e alla FFM corporea possono incidere notevolmente sui valori del VO2max.
Valutazione indiretta
L’età rappresenta un fattore determinante per quella che è la HR, conseguentemente risulta molto importante anche nell’influenzare il VO2max.

Uno dei test più utilizzati per la valutazione del Vo2 max è il test di Gacon.

TEST DI GACON

Il test di Gacon è uno dei test che ci aiuta a testare le capacità di resistenza dei
nostri giocatori in modo da sapere indicativamente se quel giocatore debba o
meno essere sostituito durante la partita con un altro giocatore “fresco” in modo da non concedere così nessun vantaggio “fisico” all’avversario.


Il test ci permette di risalire alla velocità sul quale il giocatore deve lavorare per
migliorare la propria resistenza. Per resistenza s’intende la capacità di RESISTERE A UNO SFORZO DI LUNGA
DURATA SENZA RIDURRE LE CARATTERISTICHE DELLA PRESTAZIONE
.


Il percorso dei coni nel campo definisce un tratto iniziale di 125 metri senza
cambi di direzione e una serie di coni successivi disposti tutti ad una distanza di
6,25 metri uno dall’altro disposti sempre in linea retta. I giocatori iniziano
percorrendo il primo tratto di 125 m in 45”. Recuperano per 15” avanzando verso il cono successivo (aumento della distanza di 6,25 m ). Quindi il secondo tratto sarà di 131,25 m in 45” e così via aumentando sempre di 6, 25 per ogni tratta.

E’ importante che i giocatori si rendano conto di come trascorrono i 45 secondi in modo da gestirsi la corsa rispetto alla tratta da coprire. Utilizzare uno smartphone con una cassa che scandisce, con l’audio amplificato, lo scorrere del tempo ogni 5 secondi ad esempio aiuta il giocatore a rendersi conto del tempo e a gestire la propria corsa.


La teoria vuole un massimo di 6 – 7 atleti alla volta. Se i ragazzi sono più piccoli dei 15 anni la prima distanza va percorsa non sui 125 metri ma sui 100 metri.

Svolto l’esercizio con i vari step raggiunti da parte di tutti i giocatori è
importante calcolare la velocità che i giocatori hanno tenuto nell’ultimo
tratto chiamata VAM (Velocità aerobica massimale). Esiste una tabella che
mette in relazione i vari step con la velocità che si riesce ad ottenere per
coprire la distanza in 45 secondi.

Il primo dato importante è poter dividere in gruppi omogenei i ragazzi in
modo da strutturare i prossimi allenamenti adeguarti alle capacità di
recupero di ognuno. Se ad esempio un ragazzo ha coperto 13 step per una
velocità di 16 Km orari quando si prepara un allenamento conviene farlo
lavorare su distanze di circa 200 metri in modo da migliorare la sua resistenza
aerobica.
Attenzione è importante precisare che il test di Gacon non prevede cambi di
direzione dunque la VAM ricavata è utile per impostare lavori di tipo
intermittente ma di tipo “lineare” dunque senza cambi di direzione o di
senso.

Per capire poi in maniera più precisa se c’è stato un effettivo miglioramento nella potenza del giocatore bisogna misurare il suo massimo consumo di ossigeno. In pratica, tanto più il giocatore è in grado di trasportare e consumare ossigeno, tanto più il suo corpo sarà in grado di fornire l’energia necessaria per correre al massimo delle proprie potenzialità. In parte questo valore è in parte predeterminato geneticamente però si può con l’allenamento aumentare di qualche ml/O2 e quindi migliorare il rendimento del giocatore stesso.

Esempio: se il nostro atleta si è fermato al 14° step , scorrendo la tabella possiamo definire il valore di VAM a 16,50 km/h .
Per calcolare VO2max (Massimo Consumo d’ossigeno) bisogna applicare una
formula.
VO2Max = VAM X 3,5 ( valore fisso )
quindi seguendo l’ esempio Vo2Max = 16,50 x 3,5 = 57,80 ml/mn/kg
Lavorando nei mesi successivi su distanze intorno ai 205 metri circa ci sarà modo di abituare il suo fisico al recupero dello sforzo che gli è più congeniale. Quando si farà poi la seconda prova dovrebbe avere un consumo di Massimo consumo di ossigeno più alto proprio per questo suo continuo allenamento. Situazione che probabilmente non si verificherebbe se lavorasse su distanze minori.

CALCIO: PRE-PREPARAZIONE

Prima della preparazione vera e propria andrebbe effettuata una pre-preparazione per rimetter in moto il corpo dell’atleta dopo un lungo stop.

La pre-preparazione ha lo scopo di far riprendere all’atleta una condizione di base ottimale per poter affrontare al meglio quella che è la preparazione vera e propria, attraverso esercizi per la capacità aerobica e la forza soprattutto per quello che è il core.

In seguito verrà riportato un programma di allenamento su 4 sedute.

PRIMA SEDUTA

  • Attivazione – 5 minuti di attivazione libera con palla e 5 minuti di mobilità articolare;
  • Core stability – 20″x3 di plank| 20″x3 side plank dx | 20″x3 side plank sx| 20″x3 ponte;
  • Lavoro propriocettivo – mantenere la posizione di equilibrio monopodalico, scalzi, per 20″ per gamba e ripetere 3 volte;
  • Lavoro aerobico – Lavoro aerobico| 7’ corsa continua (110-120 bpm)| 5’ minuti fartlek |3’ di corsa defaticante
  • Stretching

SECONDA SEDUTA

  • Attivazione libera nel campo 5’
  • Mobilità articolare 5’
  • Core stability 10’
  • Lavoro propriocettivo
  • Lavoro aerobico – 6’ corsa continua (110-120 bpm) |Allunghi 40m – 60m – 80m con recupero di passo | Tabata burpees – 20” in 40” out x 4 volte
  • Stretching

TERZA SEDUTA

  • Attivazione libera nel campo 5’
  • Mobilità articolare 5’
  • Core stability 10’
  • Lavoro propriocettivo
  • Lavoro aerobico – 7’ corsa continua a ritmo blando (110-120 bpm) | 3 allunghi di 20″ con 40″ di recupero di passo per 4 volte |Frazionato 50″ lenti + 10″ di allungo x 6 volte
  • Stretching

QUARTA SEDUTA

  • Attivazione libera nel campo 5’
  • Mobilità articolare 5’
  • Core stability 10’
  • Lavoro propriocettivo 10’
  • Lavoro aerobico – 7’ corsa continua a ritmo blando(110-120 bpm) | Frazionato 45″ lenti + 15″ di allungo x 6 volte | 5′ di fartlek | Tabata burpees – 20” in 20” out x 6 volte
  • Stretching
Per info ed esercizi specifici per la mobilità articolare, core stability e lavoro propriocettivo vi invito a contattarmi info@informamg.it

L’allenabilità

L’allenabilità rispecchia il grado di adattamento ai carichi di allenamento. Si tratta di un parametro dinamico, che dipende da una serie di fattori endogeni ed esogeni e può manifestarsi in modi diversi, nei vari sistemi funzionali e di organi dello stesso soggetto.

Nell’età infantile e nell’adolescenza per l’allenabilità un ruolo fondamentale viene svolto dalle “fasi sensitive“. Per fasi sensitive si intendono periodi dello sviluppo che sono particolarmente favorevoli per la formazione di determinanti fattori della prestazione motorio-sportiva, nei quali l’allenabilità è particolarmente elevata. Lasciarsi sfuggire queste fasi può far si che determinati fattori della prestazione, che se adeguatamente stimolati durante un determinato periodo di tempo mostrano tassi di sviluppo particolarmente elevati, successivamente non possono essere più sviluppati, o possono essere sviluppati con un dispendio di tempo e di allenamento più elevato.

Fondamentale, durante le fasi sensitive, è lo sviluppo delle capacità coordinative. Infatti, durante il periodo che va dai 6 ai 12 anni ai bambini devono essere insegnati gli schemi motori di base e soprattutto quelle che sono le capacità coordinative. Queste capacità risultano fondamentali per la motricità e per la pratica sportiva e infatti rappresentano la base. In ogni bambino bisogna, quindi, far sviluppare prima le capacità coordinative e dopo averle acquisite nel modo giusto tanto da farle diventare proprie, far acquisire quelle che sono le capacità condizionali.

Quindi una buona preparazione atletica e fisica per i bambini deve essere impostata attraverso esercizi che facciano acquisire gli schemi motori di base e le capacità coordinative senza inventarsi nulla di straordinario.

La ripartenza ricca di infortuni

Ormai il calcio è ritornato da una settimana con la Coppa Italia per la gioia dei tifosi di tutta la penisola . La cosa che ha colpito di più di queste prime partite andate in scena, sono stati i ritmi blandi per via della preparazione non ottimale degli atleti.

Con una preparazione non al meglio e con un ritorno in campo dopo 3 mesi di inattività gli infortuni sono dietro l’angolo. Il rischio infortuni è del 30% in più rispetto al solito, infortuni che vanno a colpire soprattutto i muscoli. Dalla ripresa sono già numerosi i casi di infortuni,tra i casi più “importanti” ricordiamo Chiellini, Higuain, Alex Sandro, Khedira, Manolas, Pavoletti, Ibrahimovic e Milinkovic Savic.

Sami Khedira è uno delle ultime vittime della ripresa.
Infortunatosi a poche ore dalla finale di Coppa Italia,
rischia 45 giorni di stop.

LA RICERCA

Noisefeed è una piattaforma di monitoraggio che nelle ultime settimane ha cercato di mappare gli infortuni delle ultime tre stagioni di Serie A con una raccolta dati quasi inedita. Da questi dati è emerso che, statisticamente, nelle prime partite dopo la ripresa c’è un rischio più alto di farsi male. Secondo Noisefeed, nel 2017-18 ci sono stati in media 10,8 infortuni ogni settimana, considerando i problemi piccoli e grandi emersi durante gli allenamenti e soprattutto in partita. Nelle prime due giornate però c’è un picco: 28 infortuni, in media 14 a settimana. Il 30% in più e non è sicuramente poco. Nella stagione successiva la tendenza è stata simile. Gli infortuni registrati sono stati 15,5 per giornata in avvio di torneo, solo 11,8 come media del campionato. Il 2019-20 ha avuto dati più equilibrati ma le due stagioni che ci siamo lasciati alle spalle sembrano avvertire i preparatori atletici: nella prima settimana c’è un rischio del 30% in più di possibilità di farsi male.

DOVE CI SI FA MALE

Gli infortuni naturalmente non sono tutti uguali e sicuramente infortuni che riguardano le articolazioni, soprattutto quello del ginocchio con i legamenti e il menisco, non fanno statistica e quindi è impossibile affermare che alla ripresa ci saranno più infortuni di questo tipo. Ma, invece, a livello muscolare le cifre aumentano e l’analisi di conseguenza diventa più significativa. Nella stagione precedente e in questa, gli infortuni muscolari hanno avuto un picco significativo a inizio campionato: + 34% nel 2018-19, *20% nel 2019-2020.

Ci si amale perché i calciatori hanno passato settimane in casa, allenandosi ma con metodologie diverse e con un’intensità più blanda. Questa è stata una situazione nuova poiché non sono mai stati fermi per così tanto tempo e ritornare in forma in un mese è complicato. Sappiamo bene che a inizio preparazione i ritmi sono bassi poiché si cerca gradualmente la forma fisica ottimale, ma ora avendo poco tempo a disposizione si forzano prima i ritmi e questo no aiuta sicuramente il corpo degli atleti. Un altro fattore che andrà ad influire ancora di più sarà l’estate, che con le sue alte temperature sicuramente non farà del bene ai muscoli dei giocatori.

OCCHIO AL FLESSORE

La coscia, come sempre, è la parte del corpo più delicata. Nel report della Uefa sulla Champions League 2017-18 si scrive che il flessore è responsabile del 30% degli infortuni. Non solo. allargando il discorso si scopre che il 48% degli infortuni di quella stagione è a livello muscolare. Quindi attenzione ai muscoli della coscia se si vuol puntare a vincere uno scudetto, una coppa o salvarsi. Quando si parla di infortuni si pensa subito a scivolate, contrasti di gioco, rotture traumatiche ma 72 infortuni su 100 si verificano senza il contatto tra due calciatori. Uno stiramento sicuramente avrà effetti negativi maggiori rispetto a un contrasto di gioco.

L’equilibrio

L’equilibrio rappresenta la capacità di mantenere il centro di massa corporeo (CoG) all’interno della base di appoggio in condizioni statiche, dinamiche e quando ci sono delle interferenze esterne.

L’equilibrio è una capacità coordinativa e si divide in equilibrio statico e in equilibrio dinamico.

Equilibrio statico

E’ la capacità di mantenere il CoG all’interno della base di appoggio mentre il soggetto è in piedi o seduto.

Equlibrio Dinamico

Si riferisce al mantenimento della posizione verticale mentre il CoG si muove fuori dalla base di appoggio (es. durante la camminata).

IL CENTRO DI MASSA CORPOREO (CoG)

Il centro di massa (centro di gravità o baricentro) costituisce il punto di un corpo su cui agisce la risultante delle forze di gravità che rappresenta il peso dell’intero corpo esaminato. Nel corpo umano, in cui la massa è distribuita in maniera asimmetrica rispetto al piano orizzontale, il centro di gravità si sposta verso la parte più pesante. Il centro di gravità nel corpo umano si trova anteriormente al rachide a circa il 56% dell’altezza totale da terra o comunque tra S1-L3. Il centro di massa corporeo varia in base alla distribuzione del peso, dell’altezza, dell’età e al sesso. Es.:

 nella donna è più basso

 nel bambino piccolo è più alto

L’equilibrio del corpo umano viene realizzato grazie alle strutture sensoriali (tatto, udito, vista, recettori propriocettivi) che apportano gli stimoli necessari alla realizzazione dei riflessi posturali.

La stabilita’ di un corpo e’ determinata da fattori principali e fattori secondari
Fattori principali Altezza del centro di gravità Ampiezza e forma della base di appoggio Posizione relativa fra linea di gravità e base di appoggio Quantità di moto del corpo Fattori secondari Orientamento della base di appoggio rispetto alla linea di forza Condizioni del vincolo Orientamento dello sguardo Stato fisico ed emozionale del soggetto.

VALUTAZIONE DELL’EQUILIBRIO

L’equilibrio statico e dinamico può essere valutato con dei test, che possono essere “da campo” e clinici, quindi dei Test indiretti, oppure in ambito di ricerca o in ambito biomedico e quindi Test diretti.

TEST INDIRETTI PER L’EQUILIBRIO STATICO

Romberg Test – Il test misura l’equilibrio statico durante la stazione eretta con occhi aperti o chiusi. Viene utilizzato soprattutto nei soggetti anziani. Il soggetto è in stazione eretta con le braccia incrociate al petto e con i piedi scalzi uno vicino all’altro (piano frontale). Il risultato è dato dal numero di secondi che il soggetto riesce a mantenere la posizione senza oscillare fino a un max di 60 secondi.

Test “stazione unipodalica” – Il test misura l’equilibrio statico durante la stazione unipodalica con occhi aperti o chiusi. Gli studi hanno mostrato una alta correlazione con la capacità di cammino, rischio di cadute e abilità nell’effettuare le ADL per gli anziani. E’ stata riscontrata anche un’alta affidabilità per ragazzi e adulti. Il soggetto è in piedi su un arto (dominante). Il risultato è dato dal numero di secondi che il soggetto riesce a mantenere la posizione.

METODICHE INDIRETTE PER L’EQUILIBRIO DINAMICO

Test di estensione funzionale – Misura la massima distanza raggiunta oltre la lunghezza dell’arto superiore di un soggetto senza perdere l’equilibrio o muovendo i piedi. La validità del test è buona (r = 0.64-0.70).

Procedura del test di estensione funzionale

  • Un metro è attaccato ad una parete, parallelo al pavimento, all’altezza dell’acromion del soggetto.
  • Il soggetto in stazione eretta si pone lateralmente alla parete, alza l’arto superiore con il gomito esteso fino all’altezza del metro.
  • La misura iniziale è data dal punto sul metro corrispondente alla porzione distale del 3° metacarpo (rif. zero)
  • Il soggetto è invitato a portarsi il più avanti possibile con gli arti superiori senza cadere o cambiare posizione dei piedi.

Il risultato è dato dalla massima distanza raggiunta sul metro in centimetri. Dopo un tentativo di prova, ne sono effettuati altri 3 e la media viene usata come risultato ➢Il risultato di questo test viene usato per classificare il rischio di cadute negli anziani:

  • >24.4 cm = rischio basso
  • 15.24-25.4 cm = rischio moderato
  • <15.24 cm = rischio alto
  • non abile all’estensione = rischio molto alto

Star Excursion Balance Test (SEBT) – Il test è utilizzato per valutare l’equilibrio dinamico soprattutto in atleti e persone fisicamente attive.

Procedura

  • Soggetto senza scarpe mani ai fianchi con un piede al centro della griglia
  • Effettua 6 prove per ognuna delle 8 direzioni per ogni arto
  • Inizia con la direzione anteriore e poi in senso orario prosegue con le altre
  • 3 tentativi sono concessi in ognuna delle 8 direzioni per ogni gamba
  • Mentre il soggetto durante le prove raggiunge raggiunge il punto più distante dal centro della griglia, l’operatore segna o annota la misura in centimetri
  • Tra le diverse prove per ogni direzione al soggetto è concesso un riposo di 10 secondi
  • La media della distanza raggiunta nei 3 tentativi per ogni direzione è usata come risultato per quella direzione
  • Quando entrambi gli arti, dominante e non dominante, sono testati sono concessi 5 minuti di riposo