La ripartenza ricca di infortuni

Ormai il calcio è ritornato da una settimana con la Coppa Italia per la gioia dei tifosi di tutta la penisola . La cosa che ha colpito di più di queste prime partite andate in scena, sono stati i ritmi blandi per via della preparazione non ottimale degli atleti.

Con una preparazione non al meglio e con un ritorno in campo dopo 3 mesi di inattività gli infortuni sono dietro l’angolo. Il rischio infortuni è del 30% in più rispetto al solito, infortuni che vanno a colpire soprattutto i muscoli. Dalla ripresa sono già numerosi i casi di infortuni,tra i casi più “importanti” ricordiamo Chiellini, Higuain, Alex Sandro, Khedira, Manolas, Pavoletti, Ibrahimovic e Milinkovic Savic.

Sami Khedira è uno delle ultime vittime della ripresa.
Infortunatosi a poche ore dalla finale di Coppa Italia,
rischia 45 giorni di stop.

LA RICERCA

Noisefeed è una piattaforma di monitoraggio che nelle ultime settimane ha cercato di mappare gli infortuni delle ultime tre stagioni di Serie A con una raccolta dati quasi inedita. Da questi dati è emerso che, statisticamente, nelle prime partite dopo la ripresa c’è un rischio più alto di farsi male. Secondo Noisefeed, nel 2017-18 ci sono stati in media 10,8 infortuni ogni settimana, considerando i problemi piccoli e grandi emersi durante gli allenamenti e soprattutto in partita. Nelle prime due giornate però c’è un picco: 28 infortuni, in media 14 a settimana. Il 30% in più e non è sicuramente poco. Nella stagione successiva la tendenza è stata simile. Gli infortuni registrati sono stati 15,5 per giornata in avvio di torneo, solo 11,8 come media del campionato. Il 2019-20 ha avuto dati più equilibrati ma le due stagioni che ci siamo lasciati alle spalle sembrano avvertire i preparatori atletici: nella prima settimana c’è un rischio del 30% in più di possibilità di farsi male.

DOVE CI SI FA MALE

Gli infortuni naturalmente non sono tutti uguali e sicuramente infortuni che riguardano le articolazioni, soprattutto quello del ginocchio con i legamenti e il menisco, non fanno statistica e quindi è impossibile affermare che alla ripresa ci saranno più infortuni di questo tipo. Ma, invece, a livello muscolare le cifre aumentano e l’analisi di conseguenza diventa più significativa. Nella stagione precedente e in questa, gli infortuni muscolari hanno avuto un picco significativo a inizio campionato: + 34% nel 2018-19, *20% nel 2019-2020.

Ci si amale perché i calciatori hanno passato settimane in casa, allenandosi ma con metodologie diverse e con un’intensità più blanda. Questa è stata una situazione nuova poiché non sono mai stati fermi per così tanto tempo e ritornare in forma in un mese è complicato. Sappiamo bene che a inizio preparazione i ritmi sono bassi poiché si cerca gradualmente la forma fisica ottimale, ma ora avendo poco tempo a disposizione si forzano prima i ritmi e questo no aiuta sicuramente il corpo degli atleti. Un altro fattore che andrà ad influire ancora di più sarà l’estate, che con le sue alte temperature sicuramente non farà del bene ai muscoli dei giocatori.

OCCHIO AL FLESSORE

La coscia, come sempre, è la parte del corpo più delicata. Nel report della Uefa sulla Champions League 2017-18 si scrive che il flessore è responsabile del 30% degli infortuni. Non solo. allargando il discorso si scopre che il 48% degli infortuni di quella stagione è a livello muscolare. Quindi attenzione ai muscoli della coscia se si vuol puntare a vincere uno scudetto, una coppa o salvarsi. Quando si parla di infortuni si pensa subito a scivolate, contrasti di gioco, rotture traumatiche ma 72 infortuni su 100 si verificano senza il contatto tra due calciatori. Uno stiramento sicuramente avrà effetti negativi maggiori rispetto a un contrasto di gioco.

Il 4-3-2-1, l’albero di Natale di mr. Ancelotti

Carlo Ancelotti è uno degli allenatori migliori in circolazione con un palmarès da paura. Infatti da allenatore ha vinto 3 Champions League, 3 Supercoppa Uefa, 2 Mondiali per club, 1 Coppa Intertoto, 1 Campionato Italiano, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana, 1 Campionato inglese, 1 FA Cup, 1 Community Shield, 1 Campionato francese, 1 Coppa di Spagna, 1 Campionato tedesco, 2 supercoppa tedesca. Ancelotti prima di diventare un allenatore così vincente è stato un centrocampista di ottimo livello. Da giocatore è stato perno della Roma, con la quale si ricorda soprattutto la vittoria dello scudetto 1982-1983, e del Milan di Sacchi. Il mister reggiano deve molto a Sacchi non solo come giocatore ma anche come allenatore, poiché la sua prima esperienza in panchina è stata quella di vice allenatore della nazionale italiana affianco proprio di Arrigo Sacchi.

Dopo la parentesi di vice in nazionale passa alla Reggiana in Serie C, poi al Parma, alla Juventus e infine al Milan. Proprio al Milan, squadra che gli ha permesso di vincere trofei prestigiosi a livello internazionale, ha espresso un calcio ad altissimo livello con il suo 4-3-2-1, passo agli annali come “Albero di Natale all’Ancelotti”.

Il 4-3-2-1

L’albero di Natale di Ancelotti nasce con lo scopo di andare a valorizzare i tanti campioni a disposizione e di schierarli tutti contemporaneamente anche se con la stessa posizione e con lo stesso ruolo. Inoltre, il compito di Ancelotti era quello di far vincere la squadra esprimendo un gioco positivo e tecnicamente qualitativo, cose molto care al presidente Berlusconi. Attraverso riflessioni tattiche nacque un modulo che prevedeva:

  • 4 giocatori nella linea difensiva;
  • 3 centrocampisti (con un vertice basso dal calibro di Pirlo e due mediani);
  • 2 mezzali 0 trequartisti;
  • 1 punta centrale.

Questo modulo manteneva un equilibrio tattico e ha permesso ad Ancelotti di schierare contemporaneamente ben cinque giocatori offensivi. Il 4-3-2-1 di Ancelotti è un modulo basato più sul posizionamento che sul movimento dei giocatori. In questo sistema di gioco è più importante avere una buona disposizione sul terreno di gioco, naturalmente non statica, per ottenere uno sviluppo efficace del sistema. Un sistema di gioco che non era statico, infatti l’allenatore reggiano ha sempre adattato questo sistema di gioco in base ai giocatori a disposizione, ad esempio un primo albero di Natale era composto da Rivaldo e Rui Costa nella posizione di trequartisti, mentre, dopo l’arrivo di Kakà, in questo ruolo hanno giocato lui e Seedorf.

(Formazione tipica del Milan della
stagione 2006-2007, anno della settima
Champions League del club)

La fase offensiva

Una delle caratteristiche fondamentali di questo sistema di gioco è quella di poter creare situazioni di gioco in tutte e quattro le linee. Con questo modulo c’è sempre la possibilità di costruire dei triangoli sugli esterni. Questi scambi tra terzino, centrocampista e trequartista permettono di avere delle combinazioni semplici ed efficaci soprattutto se abbinati a cambi di posizione tra i giocatori, andando così ad aumentare il tasso di imprevedibilità. C’è una grossa concentrazione di giocatori nella parte centrale del campo e quindi un maggior controllo del possesso palla e del palleggio. Lo sviluppo della fase offensiva sulle fasce è quasi esclusivamente svolta dai terzini che dovevano essere per questo molto dinamici e duttili. Poiché in una stessa azione dovevano andare sia a spingere che a coprire. A turno uno dei due trequartisti deve andare andare ad attaccare la profondità dietro il terzino avversario in modo tale da portarsi l’uomo. Il loro compito principale quindi era quello di attirare su di se il terzino avversario lasciando spazio al proprio terzino che sarà coperto da un difensore centrale avversario. Il movimento del centrale difensivo avversario libera spazio nella zona centrale della difesa a favore del centravanti e dell’altro trequartista che si inserirà.

La fase difensiva

Il problema di questo modulo è quello di coprire le zone laterali visto la presenza di un solo esterno. Quindi il terzino avversario che attacca deve essere controllato dal centrocampista esterno mentre l’esterno d’attacco sarà coperto dal terzino. Fondamentali sono proprio gli esterni di centrocampo, poiché se i terzini spingono molto sarà loro il compito di coprire la zona laterale del campo. Lo spostamento dei centrocampisti laterali crea un buco a centrocampo che sarà coperto dai trequartisti che dovranno arretrare e controllare i centrocampisti avversari. Si passa dunque a un 4-5-1. Questo permette, dopo aver recuperato palla, di avere l’attaccante pronto per un controattacco rapido, il contropiede. Se invece i due terzini sono in linea con la difesa e si vuole fare un pressing alto, i due trequartisti andranno sui terzini avversari e i centrocampisti si stringeranno. Questo permette che una volta superato il centrocampo, il terzino avversario è preso in consegna dal centrocampista laterale in modo tale che il trequartista non sia esposto a un eccessivo lavoro di rincorsa e in modo tale da essere libero per un’eventuale ripartenza. Ai ha così un 4-3-3 in linea, difensivo.

L’imprevedibilità di questo sistema è dato dal fatto che i giocatori si possono cambiare le posizioni. In particolare, può essere che il regista per liberarsi dalla pressione si scambi la posizione con uno dei centrocampisti laterali che si trova dalla parte opposta alla palla.

Zeman e i suoi metodi

Ieri è stato il 73esimo compleanno di Zdenek Zeman, leggendario allenatore di calcio boemo. Zeman è stato uno degli allenatori più rivoluzionari del nostro campionato di serie A, dal sistema di gioco alla preparazione pre campionato e per i suoi allenamenti.

Il modulo tattico più utilizzato dall’allenatore boemo è il  4-3-3, famoso per la sua fase offensiva e la spettacolarità che ne segue fin dal reparto difensivo che, schierato in linea, si muove a ridosso della linea mediana del campo. Fondamentali sono i terzini che effettuano continue sovrapposizioni, mentre il centrocampista centrale è in grado di fare sia il regista sia di inserirsi in area di rigore e anche gli altri due centrocampisti partecipano alla fase offensiva. Le due ali, invece, si muovono liberamente su tutto il fronte d’attacco senza dare punti di riferimento ai difensori avversari. Questo schema tattico è basato sulla continua costruzione di triangoli in ogni zona del campo ed è abbinato alla continua ricerca di verticalizzazioni e alla palla giocata bassa. Il 4-3-3 zemaniano, quindi, si può definire un modulo ultra offensivo; infatti le squadre del boemo si sono sempre distinte per l’attacco molto prolifico e per la difesa molto spesso troppo penetrabile. Il metodo Zeman è diventato famoso nel calcio italiano soprattutto a partire dagli anni di Foggia. Anni dove è nata la “Zemanlandia” grazie al Foggia dei miracoli che conquistò la Serie A e mantenne la categoria per tre stagioni sfiorando addirittura la qualificazione alla Coppa Uefa.

Tipica disposizione delle squadre di Zeman
durante il calcio d’inizio di una partita.

Una delle cose più particolari di Zeman è sicuramente la metodica utilizzata nella fase di preparazione atletica e fisica pre stagione. La leggendaria preparazione di Zdenek Zeman ha da sempre spaventato i giocatori di mezza Serie A. Molti sono passati sotto il torchio del tecnico boemo e addirittura qualcuno ne è uscito davvero con le ossa rotte. Nelle sue preparazioni prevalgono le ripetute sui 10oo metri per 10 volte per quattro mattine consecutive, in aggiunta abbiamo il massacrante lavoro pomeridiano con le infinite serie di gradoni e innumerevoli fasi di lavoro incentrate sulla tattica, soprattutto lo sviluppo del gioco 11 contro 0. Balzi per allenare la forza rapida e reattiva, tipico degli allenamenti pliometrici. Attenzione massima per l’alimentazione ma non solo. La fase iniziale del lavoro stagionale ovviamente ha l’obiettivo di creare una base di tipo aerobico che deve essere la struttura portante di tutto quanto il lavoro che deve essere svolto sistematicamente durante tutta la stagione.  La preparazione zamaniana è svolta quasi completamente a secco e per questo ha subito nel corso degli anni numerose critiche soprattutto negli ultimi anni, dove il tecnico non è riuscito più a raggiungere ottimi risultati nella massima serie italiana.

Vediamo nello specifico la preparazione durante i ritiri precampionato.

La giornata tipo durante il ritiro estivo

Ore 7,45. Sveglia

Ore 8.00. Colazione a base di succhi di frutta e marmellata. Assolutamente vietato il caffè.

Ore 9,30. Seduta mattutina di allenamento. Senza pallone. Dopo il riscaldamento si comincia con la corsa, 10 km. Sempre con il cronometro alla mano per non sforare i tempi limite che ogni calciatore deve rispettare in base al peso e al ruolo. I dieci km possono essere suddivisi in ripetute da 1000 metri; il recupero tra le ripetizioni è di 1:1 (chi impiega 4 minuti, ha 4 minuti di tempo prima di ripartire). La mattinata termina con esercizi di mobilità articolare.

Ore 13. Pranzo a base di verdurepatate e carboidrati. Unica bevanda consentita l’acqua.

Ore 14. Riposo.

Ore 16. Seduta pomeridiana di allenamento. Spiegazione degli schemi (offensivi, nemmeno a dirlo) sulla lavagna. Poi si parte con il lavoro di forza: 16 serie di gradoni a spinta alternata. 16 serie di balzi a piedi uniti. 16 serie di gradini in rapidità. Poi, finalmente, compare il pallone; anche se non si smette di correre e fare fatica. Si provano gli schemi studiati in precedenza soprattutto le esercitazioni 11 contro 0. Il tutto termina alle ore 19 dopo aver effettuato una partitella a ritmi elevati.

Ore 20. Cena a base di pollo, verdure, acqua e integratori salini.

Ore 22,30. Si spengono cellulari, luci e si va a dormire.

Il metodo Zeman è stato sicuramente efficace negli anni passati, lo dimostrano i risultati, ma probabilmente con il calcio odierno è difficile che questo metodo riesca ad incidere in modo positivo sulla prestazione sportiva. Il calcio oggi è molto più veloce rispetto a 20 anni fa e quindi impostare una preparazione solo sulla potenza aerobica e sulla forza può non essere la scelta giusta. Inoltre, preparare allenamenti troppo pesanti e ripetitivi, non solo sono inefficaci poiché gli stimoli sono sempre gli stessi e quindi non ci saranno nuovi adattamenti, ma sono anche ripetitivi e monotoni per i giocatori e questo farà si che quest’ultimi siano poco motivati, che non è sicuramente una cosa positiva. Negli atleti di alto livello bisogna apportare continui e nuovi stimoli in modo tale da provocare sempre nuovi adattamenti e tenere alta la concentrazione e la motivazione. Quindi sicuramente, se Zeman adottasse sempre le stesse metodiche ancora oggi difficilmente riuscirebbe ad ottenere dei risultati positivi soprattutto ad alto livello, ma sicuramente non va dimenticata questa “filosofia calcistica” che è stata sicuramente una delle più folli e rivoluzionarie.